Grand Funk Railroad – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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I Grand Funk Railroad furono una formazione americana che seppe sfruttare il successo dell’Hard Rock dei primissimi anni ’70. La band incarnò quello stile ruvido ed elementare, privo di fronzoli e tecnicismi ed incentrato quasi esclusivamente sul volume assordante delle chitarre, tanto da produrre una serie di album che, pur non spiccando per il gran numero di brani memorabili, contribuirono alla nascita dello stereotipo stesso dell’Hard Rock e dell’Heavy Metal degli anni successivi.

L’esordio On Time (1969) avviò la loro fortunata carriera e contiene Time Machine, Are You Ready ed i numeri alle percussioni della lunga TNUC, che sfiora i nove minuti. Di fatto quest’album, come in molti altri gruppi del primissimo Hard Rock, contiene ancora elementi e lungaggini tipici della scena Progressive.

Compresi i trucchi del mestiere, la band pubblica Grand Funk (1970) allungando il minutaggio medio e sfruttando ancora di più delle strutture che dilatassero i loro brani. Mr Limusine Driver è il brano che spicca di più, ma gli 8 minuti di In Need e Paranoid ed i 9 minuti e mezzo di Inside Looking Out dimostrano molto mestiere e la mancanza di dinamismo.

Closer To Home (1970) contiene I Don’t Have To Sing The Blues e la lunga Hooked On Love che anticipano la lunga e conclusiva I’m Your Captain. Le medesime idee, e la continua ripetizione di queste, affolla anche Survival (1971), che è ormai un “classico” nel senso meno pregevole del termine: suona prevedibile, datato e poco entusiasmante; per ogni nota è facile preconizzare cosa succederà come se fosse una conseguenza di una ferrea legge fisica.

E Pluribus Funk (1971) riassume efficacemente quanto maturato negli album precedenti ma non allontana ripetitività e noia. La cavalcata alla Deep Purple di Footstompin’ Music ed addirittura lo sbiadito impegno politico di People Let’s Stop The War sono il modesto prodotto della loro carriera e due dei loro brani migliori. Upsetter, I Come Tumblin’ e Save The Land possono essere scambiate con i brani migliori degli album precedenti, differenziandosi forse solo per un po’ di grinta aggiuntiva.

Phoenix (1972) è impreziosito da Flight Of The Phoenix e da Rock’n’Roll Soul. We’Re An American Band (1973) è se possibile ancora più immediato e soprattutto più monocorde ed elementare nelle strutture (Black Licorice, We’Re An American Band). All The Girls In The World Beware (1974) continua fra anthem orecchiabili come Runnin’ e ballate come Memories, oltre che in un lago di cliché. Shinin’ On (1974) aumentò le influenze Soul e le commistionò al solito Hard Rock elementare (la title-track, Please Me). Born To Die (1976) e Good Singin’ Good Playin’ (1976) proseguono senza differenziarsi dai precedenti se non per qualche scivolone nelle ballate più scialbe e prevedibili (Miss My Baby, Talk To The People).

I GFR non furono capaci di aggiornare la loro musica, o forse non ne ebbero neanche l’intenzione. Vendettero, ad ogni modo, oltre 20 milioni di dischi, garantendosi un posto fra i gruppi più celebri del periodo.

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Voti:

On Time – 7
Closer To Home – 6
Grand Funk – 6,5
E Pluribus Funk – 6
Survival – 5
All The Girls In The World Beware – 4,5
Phoenix – 5
We’Re An American Band – 5
Shinin’ On – 4,5
Cuaght In The Act – 6,5
Born To Die – 4
Good Singin’ Good Playin’ – 4

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