Goo Goo Dolls – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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I Goo Goo Dolls sono una formazione statunitense che prese le mosse dall’Hardcore melodico, infarcendo i loro Power Pop e Rock’n’Roll di una contagiosa energia su Goo Goo Dolls (1987) che contiene il loro migliore inno, I’m Addicted, ma anche le piacevoli Livin’ in a Hut e Torn Apart. C’è però davvero poco di originale in questa musica che ripesca dal Pop molti ritornelli ed al Rock’n’Roll la foga, commistionandola all’Hardcore come da lezione dei Replacements, forse il modello più diretto della formazione seguiti dagli Husker Du.

Il secondo Jed (1989) con Up Yours e Misfortune prosegue un discorso che diverte e si adatta bene ad un ascolto leggero e senza impegno, ma l’acustica James Dean in chiusura mostra una vena ironica brillante, ed un interesse per un suono emancipato dall’Hardcore.

Hold Me Up (1990) si ripresenta come un album meno scanzonato e meno Hardcore, che sfrutta Punk e Hard Rock e che presenta anche un canzoniere più curato ed equilibrato. Laughing, Just the Way You Are, il pregevole strumentale Kevin’s Song e la malinconica Two Days in February sono lo scheletro di un’opera che, pur senza discostarsi troppo dai modelli del Power Pop, dell’Hard Rock melodico e dell’Hardcore morbido, riesce a conquistare l’attenzione ed a meritare l’ascolto.

Superstar Car Wash (1993) forza così di più sulla commercialità e l’immediatezza di questa musica, con l’inno della loro nuova carriera da Rockstar, We Are the Normal. Ma Lucky Star, Girl Right Next to Me e l’incalzante Fallin’ Down completano il quadro, sempre più immediato, diretto, radiofonico ma anche sempre meno personale (per una band che non ha mai spiccato per carisma).

A Boy Named Goo (1995) prova a conquistare definitivamente il grande pubblico con la toccante Name, ma anche Naked e Flat Top sembrano centrare il bersaglio. Peccato che, per il resto, l’album suoni privo di stimoli, uniformato ad un Rock da classifica abusato e sostanzialmente poco entusiasmante ed interessante.

Dizzy Up The Girl (1998) è ormai in pieno Pop/Rock, un concentrato di brani insipidi che riluce in Iris, la migliore delle loro ballate e quella che farà di loro una sensazione destinata a segnare la storia della musica popolare. Ma il progressivo degrado è evidente anche nel successivo Gutterflower (2002), ancora più smussato, normalizzato, banalizzato e senza originalità: Here Is Gone è il momento migliore, e non è esattamente un brano indimenticabile, piuttosto un piacevole Pop/Rock.

Nonostante questa svendita e questa metamorfosi da Hardcore ad un Pop/Rock sempre più prevedibile, è incredibile come la formazione sia caduta in basso con Let Love In (2006), una raccolta di ballate soporifere, omogenee e patetiche, arrangiate in modo imbarazzantemente derivativo, con tematiche ritrite e senza personalità. Sembra un album ispirato più ai Backstreet Boys che ai Replacements, e non è solo una questione di stile: la qualità è quella di una Pop-band delle più banali ed inutili, una collezione di motivetti malinconici e pensosi senza un messaggio che valga la pena di essere ascoltato, con tutti gli strumenti che educatamente fanno il loro compitino da muzak per supermarket, senza rischiare di mostrare che c’è un qualcosa in questa musica che vada oltre il tentativo di sbancare le classifiche.

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Voti:

Goo Goo Dolls – 5
Jed – 5
Hold Me Up – 6
Superstar Car Wash – 6
A Boy Named Goo – 5,5
Dizzy Up The Girl – 4,5
Gutterflower – 4
Let Love In – 3

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