CKY – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati dei CKY

I CKY (Camp Kill Yourself) sono una formazione statunitense dalle molteplici ispirazioni. Vicini al mondo dell’Heavy Metal melodico, del Post-Grunge, del Post-Metal e del Pop/Rock, hanno sviluppato nel corso della carriera un sound spesso capace di redimere le proprie più spiccate banalità con un approccio più eclettico della media dei loro colleghi.

La loro musica, cupa e potente, si è sempre prestata a momenti di originalità ed imprevedibilità che sono stati capaci di spezzare la monotonia degli ascolti degli album facendo affiorare uno spirito progressivo e Post-Metal che attinge vagamente da una certa scuola progressiva di Rush e Mars Volta, seppure in modo molto educato e saltuario.

L’esordio Volume 1 (1999) si mostra ancora vicino a certe banalità Stoner (Rio Bravo), ma riesce anche a regalare un portentoso brano da Groove Metal come 96 Quite Bitter Beings, momento topico dal riff chitarristico possente, l’incedere minaccioso, i colori tetri ed un recitato spettrale e malvagio, che penetra nella mente come fanno i migliori Korn. Disengage The Simulator è invece il “singolo”, ovvero il brano più orecchiabile.

Volume 2 (1999) contiene soprattutto cretinate da liceali (per esempio in una edizione una intera raccolta di scherzi telefonici).

Infiltrate Destroy Rebuild (2002) dona più personalità a questo sound meticcio, aggiungendo spessore ad un clima cupo e minaccioso, ma sempre vicino ad una musicalità quasi Pop/Rock. Sembra di ascoltare, in alcuni momenti, una versione più melodica ed educata dei Melvins. I sintetizzatori di Escape from Hellview, la ballabile Plastic Plan, la cupa Sporadic Movement ampliano la tavolozza dei colori della formazione, proponendo uno stile che seppure latamente continui a configurarsi come Post-Grunde ed Heavy Metal, si avvicina costantemente ad un Pop-Metal eclettico, restio alle etichette di genere. Sink into the Underground è il momento invece più vicino al passato.

An Answer Can Be Found (2005) fra il passo quasi-Disco di Suddenly Tragic, la ballata con synth atmosferici di The Way You Lived, il Pop/Rock corazzato di Familiar Realm, le accelerazioni ed i rallentamenti di As the Tables Turn (una specie di versione soft degli Acid Bath), il finale riflessivo di Sniped mostra una formazione che, nonostante molte banalità Rock’n’Roll ed una ballata mediocre come Don’t Hold Your Breath, riesce comunque a variegare gli stereotipi di Grunge, Heavy Metal, Stoner e Pop/Rock con momenti più personali.

Dopo una decade dall’esordio Carver City (2009) giunge a far affiorare le doti della formazione, sfoggiando strutture dei brani più fantasiose che fanno tesoro tanto sia dei momenti possenti sia di quelli più eclettici della carriera. Hellions on Parade è una versione fantasiosa di 96 Quite Bitter Beings. In …And She Never Returned affiora la scuola progressiva dei Moog e dei sintetizzatori, con accenni di Dream Theater ed un lavoro ritmico elaborato. Un mix di Pop/Rock, Disco ed Heavy Metal come Rats in the Infirmary non è da tutti, soprattutto se praticamente nessuno dei tre elementi stilistici affiora nei suoi stereotipi, e strati di urla/rumore aumentano l’effetto straniante. Imaginary Threats è ormai un Prog-Metal melodico, orecchiabile, possente ed elaborato, con richiami ottantiani e qualche tratto Rush. The Boardwalk Body ci mette anche delle ventate di scream da Heavy Metal estremo, Plagued by Images un riff chitarristico possente, un sintetizzatore, un vocoder, un assolo al fulmicotone ed un particolareggiato uso di doti progressive non indifferenti (i Mars Volta non disdegnerebbero un simile brano). Woe Is Me, con la carica tellurica da Sludge ed effetti cosmici accennati nel finale nonostante qualche intrigante momento a livello strutturale stupisce meno del ritmo possente su cui si muove una mutazione New Wave come A#1 Roller Rager, che sfrutta la potenza dello Stoner, il ritornello del Pop/Rock, il ritmo percussivo del Thrash Metal. Old Carver’s Bones è un altro dei momenti massimamente progressivi. L’album nel suo complesso rivela una formazione vicina al Prog-Metal, capace di integrare elementi disparati per giungere ad un sound personale, magari un po’ sofferente nei confronti di qualche momento banale soprattutto nella componente Pop/Rock, ma comunque affascinante, che senza obblighi di bandiera ingloba agevolmente stili ed influenze, oltre che inserendoli in strutture elaborate, anche e soprattutto sovrapponendoli in accostamenti eclettici. Deron Miller e Chad I Ginsburg fra linee vocali, chitarre e sintetizzatori Moog mostrano di saper guidare la formazione in composizioni che si dividono fra ambizione ed orecchiabilità, ponendosi a metà strada fra il pubblico dei Mars Volta e quello dei Nickelback.

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Voti:

Volume 1 – 5,5
Volume 2 – 3
Infiltrate Destroy Rebuild – 6
An Answer Can Be Found – 6
Carver City – 7

Playlist di brani selezionati dei CKY

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