Giorgio Moroder – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati di Giorgio Moroder

Fra i più grandi artisti italiani di tutti i tempi merita una trattazione a parte Giorgio Moroder. Nato nella penisola italiana questi si trasferì in Germania dove diede il via ad una folgorante carriera che gli conferirà fama internazionale ed un posto di spicco nella nascita della Disco e della musica Elettronica nel suo complesso, proponendo uno stile originale ed innovativo che avrebbe poi favorito la nascita della Techno, dell’House e di buona parte della musica anche degli anni ’90.

Inizialmente la sua musica si rifaceva più ad un Garage ruvido, che ricorda un po’ gli Stooges, seppure ne eviti gli eccessi di violenza. Son Of My Father (1972) si presenta come un unicum in tutta la carriera e, per quanto l’opera sia piacevole, non lascia traccia.

Abbracciata la religione dei sintetizzatori la sua carriera cambiò radicalmente. Giorgio Moroder inventò uno stile rivoluzionario per il ballabile elettronico, fondendo Funk, Kraftwerk, Neu e Pop in una fusione che sarebbe stata fra le più copiate di tutta la decade e della decade successiva.

Moroder inventò uno stile di fare musica che supera le sue singole composizioni. Non solo i sintetizzatori maturarono nelle sue composizioni fino a diventare il fulcro costante di tutti i brani ma la sua è una fusione nuova e stravagante: il ballo robotico si fonde alla melodia calda, e fioriscono “eventi” sonori che arricchiscono le composizioni. Le voci tenebrose, le frasi ipnotiche, le stranezze più disparate variano la monotonia di una base ritmica ossessiva e facile da memorizzare e stemperano la classicità dell’impianto melodico.

Einzelganger (1975) e Knights In White Satin (1976) sono gli album che introducono questa derivazione dei Kraftwerk che trasforma la musica teutonica in un esteso ballabile cangiante.

La maturazione totale si ha con From Here To Eternity (1977) che rimane il capolavoro di tutta la carriera ed uno dei più fulgidi esempi del genio mi Moroder. Continuando a elaborare una forma estesa del ballabile elettronico, Moroder crea un flusso sonoro incalzante, vivace ed accattivante che piaccia tanto al ballo che all’ascolto, giungendo ad un equilibrio che è nuovo e intrigante. La title-track è l’apice di questo percorso artistico, una Disco robotica, sensuale, fantascientifica nelle atmosfere e piena di dettagli.

Il modello è la suite dei Kraftwerk, come Autobahn, ma è unita a ritmi più incalzanti, voci più calde ed emotive. La canzone inoltre crea un unico flusso sonoro con Faster Than The Speed Of Love e Lost Angeles, creando una sorta di brano da DJ, che si estende come un enorme mix pensato proprio per superare il concetto di canzone anche nel ballabile da discoteca. Moroder però si fa valere più per lo stile compositivo che per le composizioni stesse: Utopia Me Giorgio, per esempio, riesce ad alleggerire il clima austero dei Kraftwerk in un ipnotico battito incalzante. First Hand Experience In Second Hand Love, l’orecchiabilissima I’m Left You’re Right She’s Gone per il trionfo del vocoder e la finale Too Hot to Handle concludono un’opera epocale per la musica Pop ed Elettronica degli anni ’70 ed ’80, che avvicina la scuola tedesca dei sintetizzatori (Kraftwerk, Neu, Schulze) a quella del Funk americano, contaminandola con la melodia mediterranea. Come The Man Machine dei Kraftwerk, che uscirà un anno dopo, quest’album ha segnato in modo indelebile il modo di concepire la musica Elettronica nel mondo.

Form Here To Eternity rimane il capolavoro di Moroder e l’album che riesce più efficacemente a riassumere la sua opera. Un clima fantascientifico, robotico, a tratti leggermente malinconico ma anche notturno, festoso, ipnotico, visionario è alla base dell’immaginario di molta musica Elettronica delle decadi successive e Moroder ha il provilegio di poter essere visto come il padre di questo immaginario.

Moroder non fu certo avido di pubblicazioni, e questo rende dispersiva la sua opera. Episodi come Munic Machine (1977), Love’s In You, Love’s In Me (1978, con Chris Bennett) o ancora la colonna sonora di Midnight Express (1978, da cui si ricorda The Chase) sono esperimenti soprattutto sulla suite elettronica, che però trova massimo compimento in Battlestar Galactica (1978).

E=Mc2 (1979) è una versione più Pop ed ancora più contaminata di From here To Eternity: intrecci fra vocoder e canto, ritmi più elaborati e sintetizzatori sempre in primo piano, con ritornelli più radiofonici e immediati. La sottile malinconia di What a Night, il ballo robotico di I Wanna Rock You, con linee di synth-bass affascinanti e giochi con le voci ed ancora un esperimento di ballata elettronica come In My Wildest Dreams anticipano il capolavoro della title-track: vocoder, fantascienza, androidi, synth ossessivi, substrati malinconici sono gli elementi di un altro manifesto del Moroder-style.

Finisce così il periodo più prolifico ed importante, ma Moroder proseguirà una lunga carriera soprattutto di colonne sonore per film, alcune delle quasi ormai famose in tutto il mondo, che li valsero anche tre premiazioni agli Oscar ed una fama internazionale sempre maggiore.

American Gigolo (1980) contiene per esempio la superba Call Me, che inserisce elementi di Rock anche aggressivo, riuscendo in otto minuti a fondere Elettronica, Rock, Disco, Soul.

Cat People (1982) continua l’epopea degli “score”, ma Flashdance (1983) scatenerà un interesse mondiale per la sua musica, soprattutto grazie a Flashdance… What a Feeling, il brano portante ed anche quello più significativo.

Solitary Man (1983) con Nights In White Satin ed ancora Scarface (1983) con Tony’s Theme mostrano comunque i limiti di un artista che malamente riesce ad evolversi.

Electric Dreams (1984) con Together In Elecrtic Dreams segna un altro capolavoro della carriera, ma Metropolis (1984), la collaborazione con Philip Oakey (1985) e successivamente la colonna sonora mediocre di Over The Top (1987) non fanno che ridimensionare una figura portante della musica Elettronica degli anni ’70 e dei primi ’80.

Dopo il pessimo To Be Number One (1990) Moroder si tuffa nel lavoro dei suoi successori con Forever Dancing (1992), che è in sostanza un enorme mix da discoteca e poco di più.

Delle raccolte la più affascinante è The Best Of (2001), seppure il compromesso fra brani famosi e brani memorabili si faccia sentire. Va peggio invece con Greatest Hits (1992) che riduce l’impatto di una splendida prima parte della tracklist con i brani minori della seconda parte.

Moroder ha partecipato a numerosi progetti paralleli ed ha influenzato più o meno evidentemente numerosi artisti degli anni ’80 ed in parte anche ’90. La sua influenza artistica supera la sua opera musicale e si estende al suo lavoro di produttore e di figura di riferimento: egli ha modificato il modo di concepire la musica Elettronica, proponendone una versione coraggiosa ma meno austera, più godibile seppure ancora in contatto con alcune influenze delle avanguardie. Negli anni ’80 una discografia fatta di colonne sonore e traballanti album solisti ha conferito a Moroder fama internazionale ma ha anche mostrato tutti i limiti della sua opera artistica, soprattutto in quanto a fantasia compositiva ed all’evoluzione autonoma.

Déjà vu (2015) tiene fede in modo curioso al suo titolo: più che rievocare i primi gloriosi album di Moroder, sembra imitare la scena Dance contemporanea senza mostrare grande originalità.

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Voti:

Son of My Father – 6
Einzelganger – 6,5
Knights in White Satin – 6,5
From Here to Eternity – 7,5
Munich Machine – Body Shine – 6
Battlestar Galactica – 7
Love’s in you, Love’s in me (with Chris Bennett) – 6
Midnight Express – 6
E=Mc2 – 7
American Gigolo – 6
Cat People – 5
Flashdance – 6
Solitary Man – 5
Scarface – 5,5
Electric Dreams – 5,5
Metropolis – 5
Philip Oakey & Giorgio Moroder – 5
Over The Top – 4
To Be Number One – 3
Forever Dancing – 4,5
Greatest Hits – 6
The Best Of – 7
Dejà Vu – 3

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