Fun Lovin’ Criminals – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Fun Lovin’ Criminals sono una formazione statunitense che suona un mix di Funk, Hip Hop e Rock, riuscendo a generare una fusione che ha come principale caratteristica la noiosità. Come una sorta di versione avvilente dei Soul Coughing la fusione non solo indulge in atmosfere da lounge-bar che stimolano plurimi sbadigli ma si ripete e si autocita in continuazione, lambendo spesso una versione della ballata Hip-Hop un po’ più jazzata.

Come Find Yourself (1996) riesce comunque a divertire almeno nei momenti migliori: Passive/Aggressive, The Fun Lovin’ Criminal, Bombin’ The L sono ottime per fare da sottofondo a qualche party dove non si fa troppo caso alla musica.

100% Colombian (1998) farà già molto peggio, difatti episodi come Up On The Hill sono semplicemente noiosi e privi di idee accattivanti. Annegati in un Hip-Hop canonico, un Jazz ingenuo, un Rock stereotipo la formazione si fa valere solo in Love Unlimited, e non si tratta esattamente di un capolavoro.

Loco (2001) è soprattutto sonnolento e soporifero, nonostante qualche scatto d’energia affiori, come nell’opener Where The Bums Go. Ora She’s My Friend ricorda anche i peggiori R.E.M.. Lungi da diventare in qualche modo più originali, Dickholder si tuffa in un Rock’n’Roll venato di Punk che sembra una citazione dei Social Distortion (con quei 3-4 lustri di ritardo, ovviamente). L’obbrobrio in chiusura dimostra il disorientamento imbarazzante e la scarsa capacità di fusione musicale: l’eredità dei FLC è praticamente questa, quella di una band che quando cerca davvero di fondere vari generi lo fa in modo poco carismatico, ancor meno originale e seguendo dei modelli involuti e degli stereotipi noiosi. Una scarsa capacità compositiva, poca fantasia, refrain dimenticabili e ritmi dall’impatto modesto. Dovrebbero ascoltare di più i Soul Coughing, magari.

Welcome to Poppy’s (2003) segna una parziale ripresa, dimostrando più energia e più vitalità. Funk, Soul, Jazz e un pizzico di Rock giovano a tutto l’album, più godibile e meno soporifero dei precedenti. Too Hot, Stray Bullet (con spruzzi Heavy Metal), Lost It All (con sfumature Punk), Steak Knife (un Pop/Rock estivo) sono meglio dei restanti brani da Hip Hop senile.

Livin’ In The City (2005) con la title-track che cita i Fear, il Reggae di That Ain’t Right, la cupa litania alla Cohen di Where Do I Begin offrono motivi che spingono all’ascolto, ma in fondo come sempre nella loro carriera si tratta di canzoni orecchiabili e niente di più.

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Voti:

Come Find Yourself – 5,5
100% Colombian – 4,5
Loco – 4
Welcome to Poppy’s – 5
Livin’ In The City – 4,5

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