Franti – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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L’opera di Franti, band italiana, rievoca i fantasmi di una poetica fragile e malinconica di certi CCCP, il gusto di testi sbilenchi e afflati lirici uniti in un calderone dove il Jazz ed il Post-Punk coesistono nel solito album, quasi ad indicarne l’eterogeneità nella formazione musicale e la varietà di spunti.

Esordirono con materiale su musicassetta. Luna Nera (1983, ristampato su LP nel 1985) contiene già brani pienamente maturi, elaborati e variegati. No Future (6 minuti e mezzi) mischia Jazz, New Wave e Post-Punk; Io Nella Notte è umbratile e notturna, con melodie ale tastiere e rintocchi psichedelici. Colpiscono i brani elaborati, lirici, commoventi ma anche fortemente ritmici, con lunghi momenti strumentali dove una fusione di New Wave, Punk e Jazz crea un mix personale. La lunga Le Loro Voci (6 minuti e mezzo) mostra in un altro grande brano il livello della formazione passando dal canto intimista al finale incalzante e fragoroso. Il momento migliore, Vento Rosso (8 minuti) dissolve la forma canzone verso un free-form decadente, imparentato chiaramente col Free-Jazz ma memore della Dark Wave, della sua malinconia soffusa, del suo spleen. Fra i brani più brevi spicca la sinuosa Joey, guidata da fiati Jazz.

Il gruppo torinese Franti pubblicò nel 1986 un unico album direttamente su LP che, tuttavia, segnò la New Wave italiana raggiungendo risultati importanti. Il Giardino Delle 15 Pietre (1986) si apre con il basso incalzante e la ritmica Reggae de Il Battito Del Cuore, ornata da fiati fantasiosi ma scivola poi nella cupa atmosfera di Acqua Di Luna, il loro capolavoro: un battere tribale che sostiene la voce flebile ed una clima di tensione che si esaspera nel finale. Ancora più notturna e desolante è L’Uomo Sul Balcone Di Becket dove le venature Jazz donano una sfumatura stravagante al cantato dimesso e surreale. Sempre uno scheletro Jazz si nasconde fra le pieghe della lunga Every Time, forse incapace di idee tali da giustificare la lunghezza del brano. Un serpentone Punk è invece Hollywood Army – Big Black Mothers, percossa da batteria possente ed un incrocio di linee vocali che ricorda gli X. Il notturno jazzato di Elena 5 e 9 consegna il loro brano più commovente: un sofferto pianoforte sembra difatti dipingere il cadere lento delle lacrime. Se Nel Giorno Secolo non convince pienamente, la conclusiva A Suivre dipinge un’altro affresco cupo ed avvolgente pregno di una malinconia tiepida ed autunnale, concludendo degnamente un’album con molti spunti validi e qualche debolezza.

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Voti:

Luna Nera – 6,5
Il Giardino Delle 15 Pietre – 6,5

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