Frankie HI-NRG MC – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist (parziale) di brani selezionati di Frankie Hi-NRG

Frankie Hi-Nrg Mc, al secolo Francesco Di Gesù, è nato a Torino nel 1969 ma ha origini siciliane; è uno dei rapper, autori e compositori più talentuosi della prima scena italiana di Hip-Hop. Ha all’attivo solo 5 album, nonostante una carriera ultraventennale. È lui l’autore di alcuni singoli più importanti dell’Hip-Hop nostrano, alcuni dei quali capaci di filtrare anche nella cultura di massa. È anche uno dei pochi nomi storici dell’Hip-Hop italiano a partecipare a Sanremo, nel 2008 e nel 2014. Ha condotto parte della stagione 2004 di Brand:new su MTV e presenta il programma Street Art sul canale SkyArte HD nel 2013. È attivo anche come attore.

Pubblica il primo singolo Fight Da Faida nel 1992, anno in cui si esibisce come supporter per leggende dell’Hip-Hop quali Run-DMC e Beastie Boys. Proprio questa prima canzone è stata votata come Migliore Canzone Rap della Storia della Musica Italiana dal mensile Rolling Stone Italia. Il pezzo è uno dei momenti fondamentali per l’evoluzione del genere in Italia, capace di scelte molto originali e attraversato da una padronanza dello ritmo, della metrica e dei tratti distintivi dell’Hip-Hop che assolutamente non si attribuirebbe a un singolo d’esordio. Se la struttura è quella di un brano-accusa, manifesto di una ribellione sociale, come da tradizione statunitense, alcune soluzioni sono palesemente “locali”: non solo la base è dominata da un “marranzano” (o “scacciapensieri”), tipico strumento del folklore siciliano, ma la conclusione del pezzo riporta un frammento in dialetto siculo. Al contempo una riappropriazione delle origini dell’autore e una declinazione tutta italiana di uno stile che, per tradizione e principali esponenti, è tipicamente statunitense.

Rispetto agli ingenui Rap di un Jovanotti o dei Radical Stuff o agli scanzonati Otierre, che pure sono tanto rispettati dall’autore per il demo del 1992, il brano dimostra un impegno sociale e politico che ricorda da vicino l’approccio militante degli Assalti Frontali. Il flow di Frankie Hi-Nrg, però, non sembra proprio avere rivali fra i contemporanei italiani: una padronanza lessicale da capogiro, che lo trasforma in prospettiva nell’antecedente dei forbiti Caparezza e Murubutu, si unisce a una passione per la velocità, strofe lunghe e versi che costringono a esercizi respiratori intensivi.

L’accusa non potrebbe essere più violenta e diretta, nell’anno dei disordini di 1992 e dell’inchiesta Mani Pulite:

Tra la mafia e la camorra: Sodoma e Gomorra / Napoli e Palermo succursali dell’inferno / Divorate dall’interno, in eterno / Da un tessuto tumorale di natura criminale / E mentre il mondo sta a guardare / Muto senza intervenire basta alla guerra fra famiglie / Fomentata dalle voglie di una moglie con le doglie / Che oggi dà la vita ai figli E domani gliela toglie / Rami spogli dalle foglie che lei taglia come paglia / E nessuno se la piglia è la vigilia / Di una rivoluzione alla voce del Padrino / Ma don Vito Corleone oggi è molto più vicino / Sta seduto in Parlamento è il momento di sferrare un’offensiva / Terminale decisiva radicale distruttiva / Oggi uniti più di prima alle cosche fosche attitudini losche / Mantenute dalle tasse, alimentate dalle tasche / Basta una busta nella tasca giusta in quest’Italia così laida / You gotta fight da faida!

Nel 1993 Verba Manent lo propone come esponente di punta del movimento Hip Hop italiano, con testi caustici e insolitamente impegnati, basi Funk flessuose e dinamiche. Il contributo di Dj Style è fondamentale, la tela su cui il flow del nostro può scatenarsi liberamente. Oltre al capolavoro Fight Da Faida troviamo altri singoli sensazionali: Faccio La Mia Cosa, manifesto di impegno Rap militante; l’estasi Rave di Disconnetti il Potere, come sentire di Prodigy piegati al verbo Hip-Hop; il rapping fulmineo e la base retrò di Omaggio Tributo Riconoscimento, dedicata agli Otierre; Libri di Sangue, con un appeal Lounge che allegerisce la tensione di un album d’impegno e che, anche in questo brano, non rinuncia all’impegno sociale e politico del “messaggio”; Potere Alla Parola (che campiona i King Crimson di Elephant Talk e gioca sui cambi di tempo) sono gli episodi maggiori di un’opera che declina secondo i problemi politici e sociali italiani il verbo del Rap, ponendosi come punto di riferimento per quella scena che stava nascendo nello stivale.

I testi sono una Bibbia dell’Hip-Hop italiano, con soluzioni rocambolesche e virtuosistiche a vari livelli: metriche imprevedibili e articolatissime, lessico ampio fino al forbito e un intreccio di rime, anche interne e parziali, che costituisce la vera ossatura dei testi. Pur con la necessità di scegliere fra tanti momenti da ricordare, è forse Potere Alla Parola che meglio rappresenta l’esplosione verbale dell’autore: Questo è il messaggio che ti sto indirizzando / Il crimine sonoro che sto perpetrando / Violando quel tacito codice incivile / Del silenzio da cui mi differenzio in quanto / Presenzio e sentenzio ritmica la rima / Ossessiva e percussiva offensiva e persuasiva / Dirada la nebbia luminosa come il Sole / Perché la lingua batte se la mente vuole.

Un’ultima nota sull’album, a riguardo dell’emancipazione rispetto alla scena statunitense: pochi termini in inglese, riferimenti soprattutto nazionali in termini di pop culture e la scelta di evitare persino “intro” e “outro”, sostituiti da degli autarchici “entro” ed “esco”.

La Morte Dei Miracoli (1997) è forse il suo album più maturo e quello che contiene i brani migliori, ma ha il limite di dimostrarsi un po’ diluito: la tracklist di ben 14 brani conta incipit, “outcipit” e ben 4 altri brani che fungono da interludi, poco più che curiosità. La versione completa aggiunge anche 4 remix, fino a disgregare il senso di coesione dell’opera originale. Il flusso sonoro e il messaggio dell’album sembra infatti accomunato da un senso di tensione, angoscia e cupidigia, seguendo un’unica prospettiva disperata sull’Italia e la sua società malata. Che sia per il razzismo, per la violenza, per l’ipocrisia o per la gretta ignoranza, l’Italia è destinata a morire: è una “corte dei miracoli” dove si radunano persone ai margini della società, una congrega di disastrati poveri nell’anima e nel corpo, destinati, come dice il titolo dell’album, alla morte.

È uno dei più importanti album italiani degli anni ’90, che arriva quando la spinta iniziale del movimento Hip-Hop si è ormai esaurita e dei padri fondatori è rimasto ormai poco. Frankie Hi-NRG torna dopo 4 anni, quando l’Hip-Hop è arrivato molto in alto nelle classifiche e si è diffuso in tutta la penisola. Saggiamente, propone un album profondamente diverso dall’esordio, che accantona completamente il lato più gioviale per preferire i toni cupi, drammatici e sarcastici. Non rinuncia alla denuncia sociale, declinata però con meno irruenza e più severità.

Il brano fondamentale è Quelli Che Benpensano, ipnotica accusa alla borghesia contraddittoria, ai benpensanti opportunisti che vivono solo per scalare la società. Questi individui sono bersagliati nella prima storfa: Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi Come lucertole s’arrampicano / E se poi perdon la coda la ricomprano /Fanno quel che vogliono si sappia in giro fanno / Spendono, spandono /E sono quel che hanno. La seconda strofa attacca chi vive nell’apparenza del possesso, dello status symbol e della competizione economica, nell’alveo di un consumismo esasperato e disperato: Vivon col timore di poter sembrare poveri / Quel che hanno ostentano e tutto il resto invidiano /Poi lo comprano. Infine, l’ultima stoccata va agli ipocriti, protagonisti della terza strofa: Ognun per sé, Dio per sé / Mani che si stringono tra i banchi delle chiese alla domenica / Mani ipocrite, mani che fan cose che non si raccontano / Altrimenti le altre mani chissà cosa pensano / Si scandalizzano / Mani che poi firman petizioni per lo sgombero. Il video, fra i più iconici di quella stagione, meriterebbe una trattazione a parte. In questa sede, basti segnalare che è considerato una delle pietre miliari del videoclip italiano.

Non è un caso se il brano è stato reinterpretato anche da Fiorella Mannoia, Caparezza e Jovanotti.

Il resto della tracklist non eguaglia questo vertice leggendario ma continua a sorprendere. La lugubre Accendimi, sulla televisione e il suo potere ipnotico (Ti dico quel che vuoi, ti mostro come sei / accendimi la bocca e ti vedrai / nel mondo nella scatola / e vivere una favola potrai / se resterai a casa senza uscire mai) anticipa la funebre Giù Le Mani Da Caino, l’accusa a riguardo della pratica della condanna a morte a mezzo di un rintocco spettrale di chitarra (Ma ancora non è nato il delinquente / che veda nella pena della morte un deterrente / E spesso capita di fare fuori un innocente come niente / E questo me lo chiami “un incidente” ? / Boia dal cappuccio trasparente vivi nell’anonimato / Immune dal peccato, signore incontrastato della tua mediocrità/ Orfano del dubbio, testa nella sabbia: vittima della tua stessa rabbia). La durissima La Cattura, che si apre con i versi da brivido Sono solo, braccato come un cane e non mi muovo, se abbaio muoio e prosegue con  L’adrenalina sale in un flash / e spalanco le ganasce in un grido silenzioso, / e l’angoscia di colpo si mette a riposo / perché c’è la morte, di cuoio, con una frusta / Ingoio la saliva e me la gusto / e se questa dunque deve essere la mia ora / dico: prego, dopo di lei Signora. In questo tunnel di sofferenza l’unico momento più sereno, dove quantomeno l’agitazione prevale sull’alone mortifero, è Il Beat Come Anestetico, il brano che più facile ricollegare al dinamismo dell’esordio. Autodafé è un altro momento di crisi personale estremamente buio: In cattiva compagnia soprattutto se sto solo / Negativo come i G in una picchiata / Prendo il volo, salgo, stallo e aspetto il peggio/ Che non sta nella caduta ma nell’atterraggio / Come dice Hubert / Malato immaginario più di quello di Molière / Sono il mio gregario e mi comporto da Salieri / E non chiedermi il perché / Che come il Tethered quando perdo il filo poi non mi puoi più riprendere. Nel ritornello un campionamento di Ice One, ammicca alla “scena” nazionale, per il quale Frankie Hi-NRG rimane un mezzo alieno, ben distante dalle dinamiche di contaminazione, collaborazione e scambio che pure hanno caratterizzato molte esperienze di inizio anni ’90.

Album nerissimo, irripetuto e irripetibile, è un lasco concept sociale, tutto negativo, attraversato da un profondo malessere. Al centro del decennio d’oro dell’Hip-Hop italiano interviene uno dei padri fondatori e consegna un’opera che sarà di grande ispirazione per i vari Caparezza e Murubutu a venire.

Ero Un Autarchico (2003) attende altri sei anni, seguendo un ritmo che porta l’opera a essere pubblicata in un momento totalmente diverso rispetto al 1997: una nuova generazione di rapper è arrivata a invadere la scena, una compagine che non ha mai vissuto la fase eorica delle posse e dei centri sociali ma che conosce a fondo la musica statunitense degli anni ’90. Così, Ero Un Autarchico diventa un album fuori dal tempo, scritto da un alieno della scena che prosegue un discorso personale molto lontano da quello dei colleghi. Rap Lamento (anagramma di “Parlamento”) è l’attacco alla politica di turno, su un motivetto irresistibilmente fischiettabile, mentre L’Inutile è un divertente momento di critica alla musica massificata e commerciale, con improbabili variazioni di uno Zappa del Rap e la partecipazione esilarante di Paola Cortellesi. Chiedi Chiedi, l’hit del lancio, è aggressiva e cupa ma con Anima Nera il disco e l’artista giungono ad un nuovo livello di comunicazione emotiva, trovando l’incontro fra Pop e Hip Hop in un profondo Rap con ritornello poetico per la voce di Pacifico: è uno dei brani più riusciti della carriera e uno dei più significativi dell’Hip Hop italiano, il ponte ideale fra le origini di Verba Manent e un’anima cantautorale. Più leggero, nei toni e nelle atmosfere, l’album non rinuncia alle accuse politiche, sociali e al mondo musicale, senza mai eguagliare i vertici paranoici, ansiogeni e depressi de La Morte Dei Miracoli.

Rap©ital (2005) raccoglie versioni riviste e stravolte dei suoi brani classici, secondo la logica del mash-up.  DePrimoMaggio (2008) si interessa alle tragedie del mondo lavorativo, del precariato e del disagio sociale che da questi derivano. Call-center, il singolo da radio di Rivoluzione e Precariato valgono, più che singolarmente, nel clima di un’opera pensierosa e raccolta, con refrain meno immediati che in passato ma con tematiche sempre impegnate e basi e collaborazioni a impreziosire. Sono 33 minuti e poco più di materiale.

Essere Umani (2014) è un ritorno che si limita a sette brani, evitando intro, outro e skit. Sette canzoni, a partire dalle due presentate a Sanremo 2014, ovvero una title-track indebolita dal ritornello à la Jovanotti e un canto un po’incerto, ed una Pedala che riesce meglio a trasporre lo stile dell’autore in un pezzo radiofonico. Poi c’è il Jazz soffuso di L’Ovvio, ma il brano da conservare è Atteso Imprevedibile, fra Battiato ed una Dance veloce e minimale. Ridotto così all’osso, il sound di Frankie Hi NRG si dimostra meno esuberante di quello dei primi due album, raccolto ed intimista. Simile è il flow, minimali le basi e i groove: un esercizio di pulita essenzialità.


Discografia

Verba Manent 1993 8,5
La Morte dei Miracoli 1997 8
Ero un Autarchico 2003 7
Rap©ital 2005 7
DePrimoMaggio 2008 6,5
Essere Umani 2014 6

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