Verdena – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

I Verdena sono una formazione italiana dedita ad una derivazione del Grunge unita a richiami Stoner Rock, abbozzi psichedelici e melodie Pop/Rock.

La formazione germoglia sulla scia della scena italiana dei ’90, soprattutto i Marlene Kuntz, ma anche ispirandosi a Nirvana e Pearl Jam e Kyuss.

Verdena (1999), con Valvonauta, si fa apprezzare per uno stile disinibito nel panorama italiano ma in fondo poco originale nell’ottica internazionale: canzoni nervose ed emotive, drammatiche e depresse, confuse ed un po’ visionarie.

Solo Un Grande Sasso (2001) arricchisce la formula con maggiore complessità nelle strutture e brani più elaborati. Mellotron, echi psichedelici, chitarre acustiche, divagazioni strumentali (a volte noiose, vedi Nova) aggiornano il sound all’era del Post-Rock, ma poco rimane davvero dopo l’ascolto (Miami Safari, forse).

Il Suicidio Del Samurai (2004) affina di più le idee, concedendosi meno a lunghe divagazioni e riassumendo lo stile tipicamente Post-Grunge dell’esordio con la “sperimentazione” del secondo album. Ne nasce l’opera più equilibrata e godibile della carriera. Luna e Phantastica diventano i loro brani migliori ma anche 40 Secondi Di Niente e la title-track valgono l’ascolto. Elefante, dal canto suo, odora di Kyuss fino alla nausea (in particolare ricorda 50 Million Years Trip).

Requiem (2007) cerca di variare le idee dell’album precedente, disseminando citazioni e richiami fino alla nausea. Lasciano il segno brani complessi e cangevoli come Non Prendere L’Acme Eugenio, mentre risultano banali e prevedibili rigurgiti Stoner/Grunge come Don Callisto e Isacco Nucleare (Melvins e Kyuss), dolcezze psichedeliche Beatles-iane come Angie, stantie imitazioni dei Led Zeppelin come Muori Delay. Vale di più il Pop/Grunge agli odori di Sonic Youth e Big Black de Il Caos Strisciante, mentre gli 11 minuti abbondanti de Il Gulliver sono incapaci di mostrare vero carisma. Il finale Sotto Prescrizione Del Dott. Huxley è un esplosivo incedere di tensione (nuovamente Big Black, ma anche Jesus Lizard) che dopo quasi otto minuti lascia spazio a divagazioni psichedeliche alla Pink Floyd. Fra derivatività ed una scrittura più matura e varia, l’album è l’equilibrio di una formazione che vive di citazioni e di accostamenti.

Wow (2011) è un doppio album sovrabbondante che gravita attorno ad un Pop/Rock psichedelico erede dei Beatles ma influenzato dal Grunge e dalla musica degli anni ’80 e ’90. 27 brani danno tutto lo spazio per sfoggiare differenti approcci stilistici, non tutti essenziali: Loniterp introduce il canto a più voci; Mi Coltivo gioca con sfavillanti synth ed atmosfere ’80s; Razzi Arpia Inferno E Fiamme rievoca gli Animal Collective più spogli; Miglioramento è intrisa di anni ’80, come va di moda; Lui Gareggia riparte da Grunge e Melvins, ritritando il ritrito, ri-ritritato in Attonito; Castelli Per Aria affoga in riverberi Post-Rock intimisti; Tu E Me, come altre (e.g. Letto Di Mosche), allunga il minutaggio rievocando i Beatles; Grattacielo richiama i Sigur Ros; Canzone Ostinata è noioso cantautorato ecc. Si gioca in quel campo fra la citazione e la reinterpretazione. Non è un’opera terribilmente mediocre; piuttosto si dilunga, azzarda un po’, rievoca, richiama, cita, sfrutta i mezzi acquisiti in molti anni di carriera. Certe volte, come in Le Scarpe Volanti, Nuova Luce, A Capello, 12.5 mg sembra che abbiamo sovrastimato l’ispirazione. C’è varietà e c’è l’abilità di un gruppo che fa fruttare brani mediocri mettendoci qualche fiocchetto, sia un synth, sia un cambio di tempo, sia una coda un po’ “stravagante”, adatta ad suonare ancora un po’ sopra le righe, anche se la casa discografica ti fa fare un doppio album, cioè se sei un best-seller assicurato o quasi.

Non tutto è da buttare, comunque. C’è un mix di Sonic Youth e psichedelia nello strumentale rumoroso di Adoratorio che risulta intrigante. La Volta, altro strumentale, è il momento migliore del lotto, un incrocio di potenza, allucinazioni, stratificazioni, clangori industriali e visioni apocalittiche, fra Nine Inch Nails e ritmiche ossessive da Shellac. Sorriso In Spiaggia, divisa in due parti, suona come l’evoluzione più riuscita del loro passato, un Pop/Rock psichedelico, con sfumature progressive. Questo Pop/Rock elaborato, anemico, impreziosisce anche E’ Solo Lunedì, per pianoforte e chitarre distorte. Rossella Roll Over, schizofrenica nel suo cambiare stile, mischia Beatles e rumore, mostrando un po’ l’anima di tutto l’album: band di Post-Grunge incontra la psichedelia, si ammorbidisce e suona sempre più Pop/Rock, fra scivoloni, nostalgia del passato che affiora a tratti e citazioni, indovinando ogni tanto qualche momento più accattivante. Qualcuno, non 27.

Una pletora di EP attraversa tutta la loro carriera. Lo sbiadito Valvonauta EP (1999) lascia il passo alla furia rumorosa di Stenuo ed alla ballata alla Sonic Youth di Cretina su Viba Ep (2000). Spaceman EP (2001) contiene di valida solo la title-track, Miami Safari EP (2002) si lancia nella deriva alla Sonic Youth di Solo Un Grande Sasso (12 minuti), la loro piccola The Diamond Sea ed uno dei brani migliori di tutta la carriera. Luna Ep (2004) presenta l’originale ed ubriaca Omashee ed Elefante Ep (2004) i momenti Free-Jazz di Passi Da Gigante, che ricorda i Butthole Surfers. Canos Ep (2007) contiene l’esercizio semi-elettronico di Parabellum.

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Voti:

Verdena – 5
Solo Un Grande Sasso – 5,5
Il Suicidio del Samurai – 6,5
Requiem – 6
Wow – 5

Eps:

Valvonauta EP – 4,5
Viba EP – 6
Spaceman EP – 4,5
Miami Safari EP – 6,5
Luna EP – 5
Elefante EP – 5
Canos EP – 4,5

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