Franco Battiato – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Battiato-foto-Giovanni-Canitano-2-620x465

Playlist di brani selezionati di Franco Battiato

Franco Battiato è stato il più importante sperimentatore italiano dei primi anni ’70, sulla scia della corrente progressiva ma anche con fascinazioni delle avanguardie europee.

Fetus (1972) è un album importante per l’evoluzione della musica italiana. Si tratta di un lavoro coraggioso che verrà adorato solo nei circuiti underground, almeno fin quando Battiato non diventerà un divo del Pop filosofeggiante. L’esordio regala perle di filosofia musicale costruendo surrealistiche cattedrali verbali (Fenomologia) e agghiaccianti visioni (Fetus) che tormentano l’anima, facendo trasparire un modo di intendere la musica che estranea il siciliano dallo stereotipo cantautorale italiano ponendolo ad un livello decisamente notevole nel suo ambito, sin dalle prime prove. Un suono moderno, vicino alla coeva scuola tedesca, porta ad immagini spaziali, cosmiche, psichedeliche e fantascientifiche. Il suo spirito progressivo, peraltro al passo con i tempi della musica inglese contemporanea, non era niente di eccezionale: quello che lo rende maggiormente interessante è il suo gusto eclettico e fuori gli schemi, che supera il Prog-Rock arrivando all’elitario Art Rock.

Pollution (1972) è verosimilmente la migliore delle opere di Battiato nel suo primo periodo. Finalmente capace di trovare equilibrio fra rumore, sperimentazione e melodie, la sua opera d’avanguardia regala piccoli gioielli come la title track, in cui la recita di formule fisiche è tanto straniante quanto sorprendentemente musicale, o brani complessi e articolati come Beta e Areknames. Seppur dedito alla ricerca di nuove forme espressive, il cantautore siciliano mantiene orecchiabilità e gusto melodico non indifferenti, mettendo la propria firma su uno dei lavori più validi che l’Italia ebbe modo di partorire nel periodo.

In Sulle Corde Di Aries (1973) Battiato che da sfogo alla sua vena più progressiva e sperimentale in composizione dilatate all’inverosimile come l’opener o in una altro pugno di brani che sembrano microsuite che stupiscono per equilibrio e fantasia. Il suo minimalismo vena musiche eclettiche ed estranea ai circuiti Pop del periodo.

Clic (1974) è un album inquietante e cupo, che alterna momenti rumoristici come Ethika Fon Ethica ad altri maggiormente melodici ed elettronici come No U Turn. Opera di avanguardia ancora una volta, è anche un ottimo esempio di meticolosità e di equilibrio, di una sensibilità delicata nel dosare stranianti dissonanze e melodie cupe con sonorità più rilassate. Clic è col senno di poi l’ultima sua opera di avanguardia davvero riuscita. Il cantautore penserà poi di modificare numerose volte il suo stile, senza ami tornare dalle parti dell’elettronica cosmica con buoni risultati.

M.Elle Le Gladiator (1975) porta in primo piano rumori duri e melodie distrutte, perdendosi in divagazioni esageratamente prolisse e indubbiamente prive di una adeguata qualità di contenuti.

Battiato (1977) è un’opera ancora più visceralmente sperimentale. Composta con piglio classico, si dilunga in torrenziali composizioni costruite anche su un numero ristrettissimo di note. Se è lodevole il coraggio, è scarsa la riuscita.

Juke Box (1978) è soprattutto strumentale e si lancia in sperimentazioni ardite come Telegrafi. Un’opera coraggiosa ma raffazzonata ed involuta (Agnus), sgraziata e gratuitamente sperimentale (Su Scale) pur rimanendo spesso incapace di proporre idee veramente nuove. Il minimalismo e l’avanguardia Classica sembrano spesso imitati in modo piuttosto ingenuo, senza grande personalità.

L’Egitto Prima Delle Sabbie (1978) contiene composizioni diradate per pianoforte, dove il silenzio ha lo stesso peso della musica (o il silenzio “è” la musica). L’ipnotica title-track che sfora i 14 minuti si staglia al di sopra dei 18 minuti abbondanti di Sud Afternoon.

L’Era Del Cinghiale Bianco (1979) è una svolta sconvolgente. Abbandonata la sperimentazione, Battiato crea un nuovo suono che farà la storia della musica più popolare italiana. Si tratta ora di canzoni orecchiabili che fondono con amabile equilibrio la sua stravagante filosofia ed il suo surrealismo fatto di metafore ed accostamenti insoliti mescolandolo con ritmi da New Wave tanto fragili e leggeri quanto gradevoli. Ne nasce una prova che rende questo album una pietra miliare per il catalogo di canzonette italiane, peraltro nobilitate da un piglio ben più complesso ed eclettico. La title track non è che l’archetipo dei suoi pezzi più famosi. Curiosamente l’album non entrò mai in classifica, salvo essere riscoperto qualche anno dopo da un culto che verrà partorito dall’album La Voce Del Padrone. In nuce in quest’opera c’è tutto quello che Battiato aveva in mente per il suo periodo più commerciale.

Patriots (1980) è purtroppo un’opera povera di contenuti. Seppure sempre capace di giocare con la musica come pochi altri in Italia, Battiato perde molto del suo smalto nel mutare la New Wave in una musica Pop pseudo-filosofica. L’equilibrio di altri suoi album così si perde ed eccettuate alcune prove non c’è paragone con la formula che metterà a punto nel suo successivo album di studio, La Voce Del Padrone. Per questo è forse giusto considerare Patriots un’opera di passaggio e transizione, contenente qualche buona intuizione e poco più.

La Voce Del Padrone (1981) aggiusta un po’ quello che era stato anticipato dagli album precedenti, smussa ulteriormente gli angoli e si presenta come il biglietto da visita per il mainstream. Vendette più di un milione di copie: per la prima volta in Italia successe una cosa simile. Summer On A Solitary Beach, con il suo refrain prettamente pop anni ’60; Bandiera Bianca con un testo deviante e venato di argute critiche, spesso addirittura caustiche; Cuccurucucu, ovvero la sua filastrocca demenziale, dove almeno la sua serietà aristocratica viene un po’ meno e lascia spazio ad una forma tanto divertente quanto easy; Centro Di Gravità Permanente, altro formidabile numero di compromessi fra aulico e distacco intellettuale e stilemi tutt’altro che alternativi: tutti questi numeri bastarono per creare una nuova canzone da radio, che non perdeva del tutto il suo spessore artistico ma riusciva comunque a divertire.

L’Arca Di Noè (1982) dimostra rispetto all’album precedente un calo di tono evidente. Alla ricerca di un suono leggermente più sperimentale ma pur sempre Pop, Battiato non riesce a centrare l’obiettivo e, in una sorta di galleria di immagini spesso tristi e desolanti, trova compimento nella canzone più ballabile e orecchiabile, Voglio Vederti Danzare.

Il declino della sua carriera è però già iniziato. Eccessivamente votato ad uno sperimentare troppo spesso raffazzonato e fine a se stesso ed incapace di gestire una dissenteria musicale, Battiato si lancerà in avventure che perplimono per il concetto e deludono per i risultati. Così Orizzonti Perduti (1983) è un ulteriore passo verso il baratro, che contiene però La Stagione Dell’Amore. Mondi Lontanissimi (1985) archivia il ritornello di No Time No Space ed il Pop di Chan-Song Egocentrique, ma lo splendore nemmeno troppo lontano del suo passato sembra scomparso per sempre. Forse cosciente delle scarse prove che stava pubblicando, Battiato si lancia nell’opera con Genesis (1986) che non è altro che un buon pretesto per tanti sbadigli e dimostra ancora una volta la confusione artistica del suo creatore, che sembra a volte troppo impegnato sul suo ego per interessarsi a dare alla sua musica una forma più apprezzabile. Fisiognomica (1988) ed il successivo live album Giubbe Rosse (1989) non fecero che rendere evidente e ancora più tangibile la sua crisi. Le musiche per il film Una Vita Scellerata (1990) non sono meno noiose. Proprio quando il viaggio sembra senza ritorno alcuno, Battiato stupisce la critica con Come Un Cammello In Un Grondaia (1991) che introduce arrangiamenti neoclassici e ritorna ad una aulica ed elitaria musica intellettuale più convincente.

Caffè De La Paix (1993) è in sostanza la cosa meglio riuscita di questo suo periodo centrale. E’ un album che analizza la storia dell’umanità e che nei suoi brani, orecchiabili ma non “leggeri”, cerca di riassumere il suo pensiero contorto e confuso. La title track è così un po’ la summa della sua eccessivamente prolifica carriera ma anche della sua capacità di sfornare melodie accattivanti. In tanto episodi davvero trascurabili, quest’album è un po’ un faro nella notte.

Messa Arcaica (1994) racchiude canti religiosi e aggiunge un titolo alle sue opere classiche.

L’Ombrello E La Macchina Da Cucire (1995) inizia un nuovo ciclo della sua lunga carriera. Abbandonate le atmosfere anemiche ed eteree di molta sua discografia, ora il cantautore siciliano si fa affascinare dagli umori Rock: le chitarre fragorose sono il più evidente cambiamento nel suo sound. Se su L’Ombrello E La Macchina Da Cucire la formula è ancora incompiuta e molto mediocre, andrà meglio già con L’Imboscata (1996). Le nuove canzoni sono vicini ai canoni del Pop/Rock, ma non disdegnano alcuni elementi da Hard Rock. I testi sono sicuramente meno eclettici di una volta, ma il miglioramento della nuova fase è aria fresca per un artista che sembrava per sempre morto. Così fra alcune cadute e qualche trovata interessante, spicca un brano come la Cura, dove la rivisitazione della ballata romantica viene venato da umori intellettuali e diventa di un livello superiore alla tradizionale canzonetta di reminescenze napoletane: la Cura è una delle canzoni più efficaci e sinceramente belle di tutta la sua carriera, fruibile anche ad un ampio pubblico quanto capace di alcuni passaggi emozionanti, soprattutto grazie alle liriche. Ad arricchire le file dei numeri meglio riusciti, seppure ad un livello inferiore, vale la pena di aggiungere Serial Killer e Amata Solitudine. Gommalacca (1998) è un ulteriore miglioramento. Ora piccole canzoni cantautorali sono immerse in climi post-futuristici, e traspariscono un disorientamento sociale che è forse uno dei punti cardine di tutta la sua carriera. Almeno Shock In My Town merita un voto nel suo canzoniere, mentre altri passaggi come la conclusiva Shakleton rimangono su buoni livelli. Complessivamente l’opera è meno banale delle precedenti.

Ferro Battuto (2001) risulta molto meno intrigante.

Dieci Stratagemmi (2005) è un album sorprendentemente efficace, che nonostante gli anni mostra un Battiato ispirato e moderno, che unisce Elettronica, Pop e contaminazioni caleidoscopiche (musica religiosa, musica orientale ecc). la riflessiva Tra sesso e castità , l’intrigante 23 coppie di cromosomi, l’intensa I’m That e la sussurrata La porta dello spavento supremo mostrano un artista che sfrutta numerosi stili per creare un’opera variegata e mutante, comunque capace di mantenere una genetica propensione verso la riflessione filosofica tipica di Battiato.

Il Vuoto (2007) è sempre più influenzato dalla musica Elettronica ed avvicina Battiato alla musica coeva, sfoggiando una originale title-track che unisce un cantato da Classica, ritmi Hip Hop e massime esistenziali. Si fa ricordare anche la malinconica Aspettando l’estate. L’opera zoppica, ma è comunque un segnale di vita di un dinosauro della musica italiana che riesce in qualche modo a rimanere più o meno al passo con i tempi.

Apriti Sesamo (2012) mostra tutta la stanchezza di Battiato, ormai guru intellettuale della musica Pop italiana. I testi sono ricercati, ma non arrivano poi molto lontano: sembrano scolastiche divagazioni dell’epoca New Age. Musicalmente, l’album è antiquato negli arrangiamenti, nelle strutture, negli sviluppi.

Feed Back (1975) riassume qualcosa del periodo sperimentale. Shadow Light (1995) riassume i suoi lavori classici. Battiato (1986) Battiato Studio Collection (1996) è una valida raccolta. Con così tanti album, il cantautore italiano possiede un buon numero di brani perlomeno interessanti.

Fleurs (1999) e Fleurs 3 (2002) e Fleurs 2 (2008) sono tre album che contengono cover di musica italiana ed internazionale prevalentemente degli anni 60-70. Un prodotto per nostalgici.

La Cura (2000) è una raccolta delle sue canzoni più romantiche.

.

.

.

Voti:

Fetus – 7
Pollution – 7,5
Sulle Corde Di Aries – 6,5
Clic – 7
M.Elle Le Gladiator – 5
Feed Back – 7
Battiato – 4
Juke Box – 5
L’Egitto Prima Delle Sabbie – 6
L’Era Del Cinghiale Bianco – 6,5
Patriots – 5,5
La Voce Del Padrone – 7
L’Arca Di Noè – 5,5
Orizzonti Perduti – 4,5
Mondi Lontanissimi – 4
Genesis – 4
Battiato – 7
Fisiognomica – 4,5
Giubbe Rosse – 4
Musiche Per Il Film Un Vita Scellerata – 3,5
Come Un Cammello In Una Grondaia – 5
Caffè De La Paix – 6
Messa Arcaica – 4
L’Ombrello E La Macchina Da Cucire – 4,5
Shadow, Light – 4
L’Imboscata – 5
Live Collection(2CD) – 5,5
Battiato Studio Collection – 7
Gommalacca – 5,5
Fleurs – 4
La Convenzione (EP) – 4,5
La Cura – 5
Ferro Battuto – 4
Introspettiva – 5
Fleurs 3 – 4,5
Last Summer Dance – 5
Le Stagioni Del Nostro Amore(2CD) – 3,5
The Platinum Collection (3 CD) – 6
Dieci Stratagemmi – 6
The Platinum Collection 2 (3 CD) – 6
Il Vuoto – 5
Fleurs 2 – 4
Apriti Sesamo – 3

Playlist di brani selezionati di Franco Battiato

Annunci

2 thoughts on “Franco Battiato – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

  1. Anonimo ha detto:

    Me l’ero perso; molto apprezzato!
    P.s. la Campagna Anti-refusi consiglia di modificare, sul paragrafo dedicato a “Clic” (penultima riga) il “mai” diventato “ami”

    Mi piace

  2. Mi fa piacere, e grazie per la campagna anti-refusi, utilissima! Mi riprometto di ricontrollare tutto, ma richiederebbe mesi e non ne ho molta voglia, quindi mi affido ad anime buone come te!

    Mi piace

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...