Faster Pussycat – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Photo of FASTER PUSSYCAT

I Faster Pussycat hanno reinterpretato il Blues Rock negli anni ’80 come pochi altri hanno saputo fare. La formazione statunitense ha fatto confluire le lezioni dei Bluesman dei ’60, dell’Hard Rock dei ’70 in un calderone di musica “ribelle”, sguaiata e trascinante. Almeno nei primi due album questa formula ha creato uno dei sound più interessanti dell’ondata di gruppi losangelini di fine anni ’80 (Guns’n’Roses e Jane’s Addiction su tutti), capace di segnalare la band fra i principali e più riusciti discepoli dei Rolling Stones.

Faster Pussycat (1987) contiene il possente Hard Rock pirotecnico di Babylon ed una lunga serie di Blues Rock ruvidi e polverosi come Smash Alley, Don’t Change Thath Song, Shooting You Down, City Has No Heart. La loro musica riprendeva dalla lezione di gruppi come i Rolling Stones, integrandola con le spigolosità dell’Hard Rock e senza perdere il gusto per il refrain orecchiabile, la melodia affascinante ed il riff travolgente: i Faster Pussycat aggiornarono il Blues Rock agli anni ’80, condendolo giusto con qualche diversivo e confezionando un sound fra i più frizzanti e genuini dell’epoca, risultato di una formazione che deve la sua bravura soprattutto alla forza e la pulizia delle loro canzoni, capaci di coniugare l’anthem ribelle ed aggressivo alla tradizione dei ’60.

Wake Me When It’s Over (1989) prosegue nei medesimi territori, ampliando lo spettro di richiami. Al Blues Rock dalla ritmica possente di Little Dove che attinge da Funk e Hard Rock, segue la scorribanda da AC/DC di Poison Ivy e la ballata alla Guns’n’Roses di House Of Pain, romantica e malinconica quanto basta. Gonna Walk e la virulenta Slip Of The Tongue sono altri numeri intriganti che si aggiungono al loro canzoniere, Tattoo e Ain’t No Way Around It vivono come sempre di asprezze e di ribellione mentre nel più fumoso pub londinese sembra essere stata partorita Arizon Indian Doll. L’anthem più significativo dell’album è Where There’s A Whip There’s A Way, una commistione di perversione, riff Heavy Metal e carica Boogie.

Whipped (1992) aggiunge Big Dictionary, l’Heavy Metal muscolare di Jack The Bastard, il ritmo quasi Rap di Loose Booty e l’inno alla Guns’n’Roses di Nonstop To Nowhere ma si limita spesso ad accodarsi ai canoni del nuovo filone di Heavy Metal che venne portato alla ribalta in quel periodo (p.e. la banale The Body Thief).

Dopo quattordici anni la band torna snaturando quasi completamente il proprio sound con The Power and the Glory Hole (2006) che vira prepotentemente verso sonorità più industriali e moderne, imparentate con l’Industrial Metal dei Ministry. Number 1 With A Bullet e Shut Up & Fuck sono numeri con qualche spunto interessante, ma il materiale sembra perlopiù sfruttare il nome della formazione in malo modo, abusando in banalità e noia.

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Voti:

Faster Pussycat – 7,5
Wake Me When It’s Over – 7
Whipped – 6
The Power And The Glory Hole – 4,5

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