Eminem – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Eminem-22-1024x768b

Playlist di brani selezionati di Eminem

Lo statunitense Eminem è stato il più famoso Rapper degli anni ’90 a livello mondiale. Il suo successo è stato immenso, qualcosa che ha superato le 70 milioni di copie vendute totali.

Infinite (1996) è un raffazzonato esordio che mette in luce solamente qualcuna delle sue potenzialità, ma il vero esordio, ben più pirotecnico, è The Slim Shady LP (1999). My Name Is (proseguita idealmente da Just Don’t Give a Fuck) è l’irriverente singolo, scanzonato ed odioso nella sua filastrocchina spastica, curato musicalmente come il migliore dei Rap od il più rappato dei Pop. La potenza delle basi e delle ritmiche, la musica che spazia, il flow ruvido ed il continuo riferimento a fantasia perverse, violenza, cattivo gusto e atteggiamenti pieni di machismo gratuito sono il leit-motiv dell’album. Guilty Conscience, l’accattivante Brain Damage, la più pensierosa e cupa If I Had, il delirio di ’97 Bonnie & Clyde, la spettrale Role Model per rintocchi di chitarra, la drammatica e commovente Rock Bottom ornata da una chitarra elettrica sono l’anima di un album che è colorato ma anche ombroso, come dimostrato da Still Don’t Give a Fuck, disperato, desolante e triste brano di chiusura, uno dei capolavori della sua carriera. Fra le righe di questi testi psicopatici affiora un dolore profondo ed una mestizia che è propria di chi ha vissuto soffrendo per lungo tempo le proprie miserie.

The Marshall Mathers LP (2000) ha venduto più di 21 milioni di copie, diventando il suo album di maggior successo. Il suo Rap è aggressivo, caustico, volgare, violento e trascinante, le sue parole sono fluide e taglienti, la sua ironia è eccessiva e strabordante, gli insulti si sprecano, i personaggi famosi chiamati in causa sono decine. Il suo vero spessore, per, è altrove, nella capacità di far esplodere il Pop dall’interno del Pop stesso, infarcendolo di crisi nervose, manie omicide e tetri riflessi psicopatici: Kill You fa una strage di sesso e violenza su un ritornello spastico; The Way I Am è un cupo affresco con campane a morto nascosto in un brano quasi-Pop; Kim, il capolavoro, è un concentrato di violenza domestica e nevrosi insopportabile con contrasti romantici; Stan una desolante ballata-Rap, intimista e commovente, accorata e rassegnata, una storia malinconica contrappuntata dalla voce angelica di Dido per il suo miglior refrain. Fondamentalmente questi brani scavano nell’anima alla ricerca di ferite aperte, sono psicodrammi urbani che indagano violenze e privazioni affettive, delusioni, pianti: Eminem, da teatrante che sembra vestire un personaggio fittizio, scava invece nella sua anima per risorgere dagli anfratti con scaglie di drammaticità che sapientemente inserisce nelle canzoni. L’immaginario di questi brani non è quello sereno o gioioso, ma quello dell’eccesso, della repressione, della sofferenza, della violenza, della morte, del suicidio. Aggiunge benzina sul fuoco l’irriverente Under The Influence, con ritornello dai contenuti osceni, ed ancora un ritmo orecchiabile e radiofonico.

Un’altra faccia dell’album è quella più easy-listening di The Real Slim Shady, Criminal e Drug Ballad: Eminem è irriverente, nervoso anche nei suoi momenti apparente più leggeri, è schizoide, spinto da un’aggressività che deforma le sue filastrocche in brani radiofonici dai riflessi inquieti.

Pochi Rapper hanno avuto la forza di creare un concentrato tale di drammatici brani Hip Hop, guidati da una disperazione che se non affiora, conduce per mano gran parte dei brani.

The Eminem Show (2002) non può che deludere: Eminem ha già eviscerato la sua anima nell’album precedente, ed adesso non può che ironizzare e dissacrare se stesso, quando non elogiarsi. Le invettive sono ora dedicate molto più alla politica, mentre i brani si sono rasserenati ed in questo hanno perso anche disperazione e forza emotiva. Il clima cupo e tetro riaffiora in Cleanin’ Out My Closet, degna dell’album precedente. Without Me è piena auto-parodia autoindulgente, White America mostra risentimento politico e una violenza convincenti, ma queste stesse tematiche sono riprese all’infinito nel corso dell’album con risultati alterni: la riuscita invettiva Hip-Hop di Business e la noiosa Soldier sul lato della politica; la mediocre Say Goodbye Hollywood, stucchevole Hailie’s Song e la lussuriosa e riuscita Superman, capolavoro dell’album con di nuovo una voce femminile a far da contrasto, sul lato dell’auto-indulgenza nella venerazione e nel racconto di se stesso. Eminem cerca di riciclarsi come opinionista socio-politico, con risultati alterni, e come autocompiaciuto veneratore di se stesso con risultati alla lunga stucchevoli e ripetitivi. L’abilità dello scrivere brani ancora una volta coinvolgenti e musicalmente superiori anche al suo passato affiora in Sing for the Moment, con campionamento degli Aerosmith. Eminem Show sembra un album di Eminem su Eminem, che con sapienza mette molto fumo e poco arrosto e riesce ancora una volta a vendere qualcosa come oltre 7 milioni di copie, seppure al molto mestiere si affianca una evidente crisi artistica.

Encore (2004) prosegue i tentativi politici (Mosh) e quelli in cui Eminem si racconta. Eminem vuol parlare di sé, dei suoi affetti, della sua vita, vuole creare ed approfondire il suo stesso personaggio, ma la cosa si fa sempre più noiosa. Ass Like That è il singolo più insipido della sua carriera. Fra tutti i brani Rain Man è quello che spicca maggiormente, seppure dell’angoscia e della profondità psicodrammatica degli esordi non sia rimasto davvero che le briciole. Ovviamente l’album è prodotto con precisione certosina, da professionisti come Dr. Dre, e questo evita l’affossamento totale dell’opera.

Tranne un mix-up, Eminem sembra aver deciso per un ritiro dalle scene.

Relapse (2009) lo vede tornare con un album che recicla i suoi stessi clichè e che potrebbe essere stato pubblicato dieci anni prima. In oltre 75 minuti Eminem raccoglie poco di interessante: i momenti migliori sono il refrain orecchiabile di 3 a.m., qualcosa della filastrocca di My Mom, il riuscito coro di We Made You. L’unica canzone degna del canzoniere maggiore è Stay Wide Awake, crepuscolare Rap malinconico e profondo che potrebbe uscire dal secondo o terzo album.

Il Re dell’Hip Hop bianco è tornato dopo 5 anni, ma c’è poco di regale in questi brani spesso dozzinali e prevedibili.

Recovery (2010) si presenta sovente più aggressivo, cupo ed ispirato. La spettrale Cold Wind Blows, la funerea On Fire, l’assalto sonoro di Won’t Back Down, la malinconica ballata Going Through Changes, il pulsare freddo e scheletrico di Not Afraid, il vuoto pneumatico di Space Bound sono i momenti migliori, capaci di delineare uno stile che è onnivoro e che si distanzia dalle banalità del Gangsta Rap, proponendo numerose aperture musicali verso altri generi e scansando momenti commerciali, cuciti sulla programmazione radiofonica. Sono scorci a tinte fosche, riflessivi, quasi meditativi. Peccato che l’opera sfiori gli ottanta minuti e ci sia tutto il tempo di proporre brani minori come Talkin’ 2 Myself, WTP, So Bad, Cinderella Man. Eminem sembra avere ancora la capacità di distinguersi dal marasma di rapper anche nel 2010, proponendo idee relativamente originali, ma se è in parte uscito dal momento d’ispirazione più critico, ancora non rinuncia alla prolissità logorroica dei suoi colleghi.

The Marshall Mathers LP2 (2013) è un tentativo di riprendere la carriera da quel picco che fu The Marshall Mathers LP. L’album è imponente (100 min.) e non manca di stupire in positivo: chi si aspettava un fiacco reprise del passato si trova dinanzi alcuni brani che si impongono fra i più validi della carriera. Bad Guy ( 7 min.) è una sorta di suite in tre parti, prima pacata, poi intimista e quindi epica e tragica, in uno dei più trascinanti crescendo della storia del genere. L’adrenalina di Survival e Berzerk è meno intrigante della malinconia di Legacy e soprattutto The Monster, con Rihanna, e Stronger Than I Was, quasi cantautoriale. Eminem ne approfitta anche per fare sfoggio di un flow chirurgico: si ascolti Asshole, Wicked Ways e soprattutto Rap God, uno dei più impressionanti monumenti del flow supersonico del Rap del periodo. Fra i momenti più leggeri è da segnalare Love Game. Qua e là Eminen si ripete e disperde la sua arte su troppi brani, non tutti necessari, ma comunque questo “seguito” contiene momenti da ricordare e risulta meno pretestuoso di quanto il titolo facesse prevedere.

.

.

.

Voti:

The Slim Shady LP – 7
The Marshall Mothers LP – 7
The Eminem Show – 6
Eminem Is Back – 5,5
Encore – 4,5
Relapse – 4,5
Recovery – 5,5
The Marshall Mathers LP2 – 6

Playlist di brani selezionati di Eminem

Annunci

One thought on “Eminem – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

Mi fa piacere leggere i vostri commenti!

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...