Elio e le Storie Tese – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati di Elio e Le Storie Tese

Il sestetto Elio e le Storie Tese è titolare di uno degli esempi più interessanti del filone “demenziale” del Rock italiano. La loro musica è multiforme, attinge da numerosi generi (Pop, Rock, Folk, Heavy Metal, Techno, Disco, Blues, Prog Rock ecc) ed è sempre volta alla battuta demenziale, alla gag umoristica, al gioco di parole, alla parodia ed al numero da cabaret. Dietro ad una superficiale immagine di band comica-umoristica, ad ogni modo, si nasconde una formazione con buone doti di arrangiamento e di composizione, abile nell’utilizzo di strutture inconsuete e tempi dispari. Tutta la loro opera è anche, in un certo senso, metamusicale, in quanto è continuo l’omaggio ad altri brani, dalle canzoni liturgiche alla canzone napoletana, passando per cult del trash e vecchie glorie dei decenni precedenti.

Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu (1989) raccoglie una serie interminabile di queste trovate ad effetto. Dalla dedica di John Holmes (Una vita per il cinema) al nonsense di Carro, fino al gusto del disgustante di Silos, sproloquio sulle sostanze più terribili secrete dal nostro organismo. Il loro occhio cinico e sarcastico sulla vita di coppia è il seme per far germogliare Cara ti amo (risvolti psicologici nei rapporti tra giovani uomini e giovani donne), forse il loro brano più riuscito dell’intera carriera. L’opera non riesce ad essere sempre entusiasmante, ma la sequela di risate è assicurata e, quando tutto questo è accompagnato da musiche tutt’altro che trascurabili, l’album non può che imporsi come uno dei capisaldi del Rock-cabaret italiano.

The Los Sri Lanka Parakramabahu Brothers featuring Elio e le Storie Tese (1990) rimesta le idee dell’esordio, senza originalità, ma Italyan, Rum Casusu Çikti (1992) aggiunge altre perle al loro repertorio. Ancora la sfera sessuale ispira Servi della Gleba, mentre il surreale torna prepotentemente con Uomini col Borsello (Ragazza che limoni sola), ma Il vitello Dai Piedi Di Balsa segna un altro picco assoluto della loro carriera, una specie di affresco psichedelico-demenziale per tempi dispari e intermezzi finto-drammatici. La vendetta del Fantasma Formaggino, il balletto di Pipppero® ed Essere Donna Oggi aggiungono altri proiettili alla loro raffica di trovate ironiche. A tutta questa strabordante ironia si può criticare solo qualche lungaggine eccessiva, che saltuariamente pesa sulla godibilità.

Esco dal mio corpo e ho molta paura (Gli inediti 1979-1986) (1993) ripesca dall’obitorio alcuni brani che, per la maggior parte dei casi, non meritavano una resurrezione. La Saga di Addolorato, nei suoi quasi dieci minuti uno degli episodi più complessi e densi di tutta la discografia, ed in misura minore Cadavere Spaziale e Unanimi regalano qualche sorriso che comunque rendono l’opera interessante per qualche fan.

Eat the Phikis (1996) dimostra che la loro musica si è trasformata in qualcosa di più accessibile ed anche di meno interessante. T.V.U.M.D.B., Tapparella e Mio Cuggino sono gli episodi maggiori di un album raffazzonato. Con la divertente La Terra Dei Cachi hanno partecipato al Festival di Sanremo. Peerla (1998) raccoglie tante inutili rarità mentre Tutti Gli Uomini del Deficiente (1999) è una mediocre colonna sonora.

Relativamente migliore Craccracriccrecr (2001), senza però fiammate notevoli. Il Rock and Roll è l’episodio migliore ma si dilunga inutilmente. La Bella Canzone Di Una Volta è poco più che una curiosità e Caro 2000 non ha la lucidità di un tempo. Made in Japan – Live at Parco Capello (2001) è un manifesto live, suonato bene ma con poca sostanza e molti brani deboli. Cicciput (2003) sembra segnare un ritorno di ispirazione. Gimmi I., l’esilarante anthem per nerd di Fossi Figo, la sigla da cartone animato di Shpalman® e la marcetta fascista di Litfiba Tornate Insieme sono altre perle al loro canzoniere umoristico.

Studentessi (2008) aumenta il numero di collaboratori illustri, annoverando comici, telecronisti e cantanti italiani celebri. La mini-suite in cinque parti di Suicidio All’Improvviso è sicuramente l’episodio più rappresentativo, un delirante sproloquio sui messaggi satanici nel Metal estremo, con sequela di band citate e improbabili messaggi al rovescio. Il Funk accattivante di Gargaroz, la caricatura latineggiante dei Led Zeppelin di Heavy Samba, il Country western di Indiani e il Rap di La Risposta Dell’Architetto, il momento più aspramente critico, sono altre raccolte di gag che si aggiungono alla loro lunga carriera, senza stravolgere niente ma continuando a dimostrare ironia e stravaganza.

L’album biango (2013) arriva all’apice di un momento di rinnovata celebrità per la band, uscita rafforzata a livello popolare dalla partecipazione a Sanremo, dove hanno strappato un secondo posto. Di quella esperienza vale ricordare il delirio zappiano di La Canzone Mononota, una demenzialità che sfoggia un arsenale di variazioni su un tema costituito da una sola nota. Meno ricordevole Dannati Forerver, il secondo brano sanremese. Musicalmente, molti brani sono poco ambiziosi, come la pur divertente Enlarge (Your Penis) e la stiracchiata Luigi Il Pugilista. L’opera guadagna altri punti nel crooning ironico di Amore Amorissimo, prima di lanciarsi nel trascurabile omaggio agli Area di Reggia e Come Gli Area. Giusto in chiusura, un colpo di coda degno dei tempi migliori: A Piazza San Giovanni vede un Eugenio Finardi capace di grande ironia che introduce Complesso Del Primo Maggio, il brano migliore dell’opera, una parodia del tradizionale concertone che si tiene a Roma per la Festa dei lavoratori.

Non c’è molto di cui stupirsi, e l’opera sembra un pretesto per presentare giusto un paio di brani da ricordare, ovvero La Canzone Mononota e Complesso del Primo Maggio (compresa l’intro A Piazza San Giovanni). Forse non ci si può aspettare di più da una band con così tanti sulle spalle.

Figgatta De Blanc (2016) è il miglior album da molti anni, ma rimane comunque trascurabile. Funziona solo a tratti, quando sono particolarmente assurdi nella loro ironia (il Funk d’epoca di Vacanza Alternativa; la coda di Parla Come Mangi; il Disco/Funk orientale di China Disco Bar; la mini-suite di Vincere L’Odio, piena di citazioni Pop), soprattutto nel delirio di Ritmo Sbilenco, calderone “progressivo” con intensità Metal, melensaggini da virtuosi della chitarra à la Steve Vai, coda Folk. La lenta I Delfini Nuotano, tuttavia, sembra confondere l’assurdo con l’interessante.

Più noiosi quando sono scurrili (She Wants) o vanno verso l’easy-listening (Il Mistero Dei Bulli). Trascurabili quando fanno il verso al Prog-Rock, come in Bomba Intelligente (con Francesco Di Giacomo), o alla Fusion (Inquisizione), tutti esercizi che hanno già promosso in passato. Ancora peggio quando propongono Pop/Rock medio (Il Rock Della Tangenziale; Il Primo Giorno Di Scuola).

Non c’è, onestamente traccia di genialità e i virtuosismi strumentali non sono meno tedianti di quelli di mille band Fusion o Prog-Metal. Sembrano geniali solo se li si paragona alla musica che passano le radio contemporanee in Italia.

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Voti:

Elio Samaga Hukapan Karyana Turu – 7
The Los Sri Lanka Parakramabahu Brothers (MCD) – 5,5
Italyan, Rum Casusu Çikti – 6,5
Esco Dal Mio Corpo E Ho Molta Paura – 5
Eat The Phikis – 5
Peerla – 3
Tutti Gli Uomini Del Deficiente – 4
Craccracriccrecr – 4,5
Made In Japan – Live at Parco Capello (2 CD) – 5
Cicciput – 5,5
Studentessi – 5
L’Album Biango – 5
Figgatta De Blanc – 5,5

Playlist di brani selezionati di Elio e Le Storie Tese

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