Public Image Ltd. – Biografia, recensioni, discografia, foto, playlist

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Playlist di brani selezionati dei Public Image Ltd

Formati da Johnny “Rotten” Lydon dei Sex Pistols, i Public Image Ltd furono fra i massimi esponenti della Dark Wave inglese e mondiale, consegnando alla storia almeno due album memorabili. Fra i massimi esponenti del movimento Post-Punk, portarono la musica cruda e violenta verso nuovi territori, contaminandola soprattutto con una passione intensa di Lydon per il Reggae ed il Dub.

La loro musica è l’apoteosi della tensione e della nevrosi, è un trattato sul degrado e la decadenza, un accumulo di tensioni ed inquietudini. Formalmente si trattava di una New Wave cupa che commistionava anche rimasugli Punk, ritmi Disco e Funk, Reggae, Dub, gusti rumoristici e dissonanze assortite, fino a generare un sound gotico ed opprimente, claustrofobico e minaccioso pur senza usufruire della brutalità dell’Hardcore e dell’Heavy Metal.

Non c’è quasi punti d’incontro fra i PIL ed i Sex Pistols: i primi sono intellettuali, quasi d’elite, i secondi si rifacevano al popolo di ragazzini Punk del ’77; i primi osservano l’animo umano in cerca degli anfratti remoti, i secondi promuovevano baccano e ribellioni pubbliche; i primi sono spesso complessi e strutturati, i secondi scarni e brevi.

La formazione cambiò plurime volte, mantenendo praticamente solo Lydon come elemento fisso.

Con Jah Wobble al basso, la chitarra di Keith Levene, Tim Walker alle pelli e Lydon alla voce pubblicarono il primo album, First Issue (1978), e misero le fondamenta di una macchina musicale che, con cali sensibili, continuerà a far parlare di sé fino al principio dei ’90. L’esordio è ancora un album immaturo, che contiene alcuni degli spunti tenebrosi che renderanno i PIL i più riusciti portavoci dell’estetica più oscura. La sofferta e masochista Theme, i residui Punk di Public Image, la stravagante Fodderstompf (quasi 8 minuti, prolungati per giungere al minutaggio necessario) e la ballata funerea di Annalisa sono i primi abbozzi di una carriera all’insegna della cupidigia.

Second Issue (1979, originariamente chiamato Metal Box) è un album notevolmente più elaborato e complesso, molto più strutturato e decisamente più calibrato. La loro musica diventa adesso un canto disperato, rassegnato, dimesso e catartico.La lamentevole, depressa, ossessiva cavalcata cupissima di Albatross è forse il capolavoro dell’intera carriera, uno splendido dipinto in seppia che non avverte cali in oltre 10 minuti. Il ballabile tetro di Swan Lake e di Memories è un lamento nevrotico che, tutt’altro che spensierato, trova nella sua ritmica il compimento della tensione che lo attraversa. Poptones aumenta la nevrosi musicale in un Funk per dissonanze chitarristiche che si protrae per quasi otto minuti senza cali di tensione. Careering e No Birds proseguono questa diapositiva di discoteche infernali. La seconda parte dell’album è più musicale ma non meno cupa: The Suit, Bad Baby proseguono le visioni oscure dei primi brani con simile efficacia. Socialist è l’unico brano luminoso, seppure conservi un’agitazione evidente nel suo incalzare mentre Chant, con la sua marcetta militare, è cosparsa nuovamente di dissonanze. La conclusiva Radio 4 è uno strumentale epico che chiude un’opera fra le più significative del Post-Punk più depresso e deprimente.

Se il primo tassello per ottenere un posto nella Storia del Rock era già stato realizzato, la consacrazione artistica di Lydon avviene con il terzo album, più conciso di Second Issue ed ancora più meticolosamente studiato.

La novità più intrigante di questa musica risiede nel ruolo della strumentazione, soprattutto basso e chitarra: il primo, seguendo l’esempio del Reggae, diventa uno strumento più melodico, mentre la chitarra guaisce e si lamenta con dissonanze e distorsioni. L’effetto è quello di una discoteca infernale.

Flowers Of Romance (1981) abbandona in parte la forza delle linee di basso e si fa conquistare da nuove strumentazioni (strumenti africani, sax, cornamuse ecc) ampliando così la forza del loro trattato di crisi sociale ed umana. Four Enclosed Walls e soprattutto l’intricata Thrack 8 aprono egregiamente l’album. L’incubo funereo di Phenagen è una litania mortuaria intonata su un pianoforte cacofonico, uno dei loro capolavori ed una delle canzoni più coinvolgenti del periodo. Il tandem spettrale e depressissimo di Under The House-Hymies Him è forse l’apice di tutta la carriera della band, il vertice della crisi nervosa di tutto il movimento Punk e l’affossamento definitivo in un mare grigio di desolazione e assenza di vita. Banging The Door, con i suoi lamenti in sottofondo e la solita ossessiva ritmica ricorda i deliri dei Suicide,mentre Go Back ripristina il passo marziale e le dissonanze cacofoniche e Francis Massacre si tuffa in un caos di percussioni, cantato lamentoso e straziato, chitarre Noise. La tortura depressiva continua con i sette abbondanti minuti di Home Is Where The Heart Is, un brano estremamente scarno costruito su una linea di basso e la voce dimessa di Lydon.

Dove Second Issue si dilungava, Flowers Of Romance trova una nuova concisione ed una maggiore forza emotiva. Col senno di poi, sarà l’ultimo prodotto artisticamente significativo della band.

Perso il chitarrista Levene, la band sembra dimenticare la sua stessa arte e pubblica il deludente This Is What You Want (1983) che contiene l’orecchiabile This Is Not A Love Song, la funerea The Order Of Death e qualche numero minore che impallidisce se confrontato al loro passato.

La discesa nel mainstream ed il calo artistico continuano quasi inesorabilmente.

Ancora più commerciale è Album (1986) che sfodera un sound smussato e radio-friendly. Il cast d’eccezione (Ginger Baker alla batteria, Steve Vai alla chitarra, Bill Laswell al basso, Ryuichi Sakamoto alle tastiere e Ravi Shankar al violino) contribuisce però a nobilitare il Rock/Pop di Rise, l’aggressiva FFF, la robusta Home che a confronto dei brani dei primi tre album sono tremendamente più innocue e molto più canoniche.

Happy (1987)(con John McGeoch dei Magazine alla chitarra e Bruce Smith dei Rip Rig & Panic alla batteria) è ancora più vicino al ballabile da discoteca ed alla musica mainstream. Persa ormai la foga e l’aggressività del Post-Punk, la cupidigia della Dark Wave ed il rumorismo confusionario dei loro deliri nevrotici rimane poco altro che una tensione di fondo avvertibile in Rules And Regulations e Angry, l’orecchiabile Seattle e Fat Chance Hotel ed un diffuso rimestare nel Funk più canonico. Solo un po’ di estrosità che affiora saltuariamente allontana in parte la noia.

9 (1989) si sostiene sempre con qualche trovata originale con Disappointed, la hit di turno, il tribalismo di Worry e soprattutto Armada. Il resto dell’album, però, è molto poco significativo.

That Was It Not (1992) è ormai completamente assorbito dai clichè del Pop ballabile. Meritano forse citazione God ed il singolo innocuo Cruel.

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Voti:

First Issue – 6,5
Metal Box – 7,5
Flowers Of Romance – 8
This Is What You Want – 5
Album – 5,5
Happy – 5
9 – 4,5
That What Is Not – 4

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